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Matteo Zauli _direttore museo carlo zauli

                      _curatore contactmmxx

Forse la differenza tra un artigiano ed un artista è soltanto nella tensione verso la ricerca. Non è nella perizia tecnica, questo si sa, anche se essa è sempre una premessa necessaria, un bagaglio fondamentale da portare sempre con sé. 

L’artigiano mette in campo nel proprio lavoro uno straordinario talento, che ne diventa lo spessore stesso e la cifra, e che perciò potrebbe essere reiterato continuamente per tutta la vita, duplicandone gli effetti formali all’infinito. L’artista invece, pur mettendo in campo la stessa perfezione tecnica, è sempre proteso verso la ricerca di qualcosa di nuovo, verso  l’ignoto, sempre teso ad illuminare con la propria stessa esistenza territori inesplorati. Perennemente alla ricerca di qualcosa, di una definizione più nitida di un percorso, dei dettagli che svelano l’ambiente circostante, in una continua ricerca della propria verità interiore, pur sapendo, in fondo, di quanto questo, in senso assoluto sia irraggiungibile.

Il mondo della ceramica, da sempre, comprende sia gli uni che gli altri, spesso sovrapponendone le figure, a volte generando dibattiti interni tra posizioni antitetiche e vere e proprie crisi di identità. 

Patrizio Bartoloni e Gabriele Resmini sono due artisti. Entrambi a proprio agio nella dimensione artigianale del mestiere, entrambi profondi conoscitori della tecnica, entrambi coinvolti in realtà produttive attive nei rispettivi territori, Montelupo Fiorentino e Albisola Superiore, non a caso due delle più vivaci ed importanti città della ceramica italiana. Pur partendo da una frequentazione artigianale della ceramica, pur confrontandosi quotidianamente con una realtà laboratoriale tesa anche alla produzione, pur nella consapevolezza delle proprie radici, portano avanti con entusiasmo e tenacia un cammino nel territorio della scultura e dell’installazione, ben consapevoli che l’oggetto ceramico finale è soltanto una parte del valore dell’esperienza sperimentale. 

Entrambi impegnati quotidianamente in veri e propri opifici, l’uno insieme al fratello Stefano (e alle proprie famiglie), l’altro con Luca Pellegrino, coi quali dividono anche molti progetti sperimentali, interpretano con intensità un senso di appartenenza all’espressione del proprio tempo, in modo diverso: Se il lavoro di Gabriele Resmini è proiettato ad indagare profondamente il rapporto ceramico con la geometria, declinando spesso quasi in astratto archetipi oggettuali lontanissimi dal classico abito della ceramica d’uso, la ricerca di Patrizio Bartoloni è istintivamente volta alla poesia visiva, ad un lirismo denso di relazioni con il proprio territorio, a continui ponti lanciato verso la tradizione rivista attraverso le propri lenti espressive. 

Due strade diverse, lontane anche geograficamente, che si sono incontrate alla fine del 2019 grazie al grande progetto, curato da AICC, che avrebbe dovuto portare più di cinquanta artisti italiani a Fuping, uno dei centri più importanti della storia ceramica cinese, tra i 2018 e il 2021 e ad oggi interrotto a causa della nota emergenza sanitaria. 

Bartoloni e Resmini, dunque, si sono incontrati tra i forni e i tavoli da lavoro dell’atelier cinese, il Fuping Pottery Art Village, dove si fabbricano abitualmente oggetti d’arte ed oggetti d’uso, tradizionali tegole smaltate (quelle che si vedono nella città proibita, a Pechino), grandi vasi decorativi, imponenti sculture affidate ad artisti in residenza da tutto il mondo.

Anche io ero a Fuping, ma sono partito dopo pochi giorni;  in tempo però per vedere i primi accenni di un lavoro che li ha posti in relazione con gli artigiani del centro ceramico e con gli altri membri del gruppo italiano di artisti. In quelle tre settimane di lavoro serrato e di convivenza quasi totale è maturata l’idea di questo progetto, che nel suo essere itinerante in quattro luoghi italiani della ceramica e nel comprendere un workshop rivolto a ceramisti italiani delle città delle ceramiche svela il chiaro desiderio di essere anche un invito, una proposta culturale di lavoro, un inno alla progettualità condivisa tra protagonisti di una rete sempre più proiettata al contemporaneo.

In questo senso questa mostra non è soltanto un progetto espositivo di arte ceramica contemporanea, ma può indicare una via.

Una strada che nasce dalla riflessione sulle proprie modalità di lavoro, sulle proprie identità, sui propri riferimenti culturali e ne cerca una sintesi. I due artisti hanno dato vita, nel progetto,  a forme tradizionali totalmente reinterpretate con rispetto e libertà, con forza e delicatezza. Una scelta formale che innesca una dialettica che prosegue anche nelle scelte cromatiche e materiche del rivestimento e dei colori. Nella reinterpretazione delle decorazioni, in equilibrio con un desiderio irrefrenabile di essenzialità. Un’altalena continua ed armoniosa tra rigore ed esplosione cromatica, tra affetto verso la tradizione e passione contemporanea. 

Un progetto che apre un capitolo di storia della ceramica italiana, o perlomeno ne suggerisce uno svolgimento possibile. Un incontro ed uno scambio di traiettorie che non sono mai corse parallele, ma che posano i propri binari su un soffice, duttile, fertile terreno argilloso.

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Beneddetta Falteri _direttrice presso fondazione museo montelupo

Il Comune di Montelupo Fiorentino e la Fondazione Museo Montelupo ospitano l’apertura della mostra Contact MMXX. Un progetto che nasce da lontano, nel tempo e nello spazio, che è quasi la traduzione di un diario di viaggio dei protagonisti, scritto a quattro mani durante la residenza artistica all’Art Pottery Village di Fuping, in Cina, nell’autunno dello scorso anno. Realizzare un’esperienza, confrontarsi con tecniche e culture, riportare a casa, arricchendolo con nuove prospettive, il repertorio tradizionale della ceramica italiana. Questi elementi basterebbero a raccontare la bellezza di questo percorso, ma a noi questo progetto piace soprattutto perché costruisce, sulle fondamenta di un’amicizia nata sul campo, anche una nuova prospettiva di collaborazione, coinvolgente non solo per Patrizio Bartoloni e Gabriele Resmini (Mr Corto), i protagonisti di questo viaggio, ma anche per i professionisti straordinari che lo hanno condiviso e al quale hanno applicato le loro competenze.

La collezione che ne è scaturita, prodotta dalla bottega Bartoloni e da Officina 900, mescola e ridefinisce forme e decori delle collezioni museali e tradizionali di Montelupo Fiorentino e Albisola Superiore, affidandosi ad un lavoro di ricerca approfondito e ben documentato dalla scelta del percorso di allestimento della mostra e dal catalogo.

Il progetto si mostra per la prima volta al pubblico nella Fornace Cioni Alderighi, uno spazio ricco di storia, una vera fornace rinascimentale che ha visto nascere e crescere idee e oggetti che nei secoli hanno invaso il mondo, creato stili e tendenze. Poi, proseguirà il suo percorso in altri luoghi simbolo della ceramica italiana, e ci auguriamo davvero che costituisca un tassello per nuovi scenari di collaborazione tra le botteghe della rete delle Città della Ceramica.

Per il Museo della Ceramica di Montelupo è stato un enorme piacere mettere a disposizione degli artisti il proprio patrimonio, contribuire alla rilettura delle forme tradizionali, degli Arlecchini, del Rosso di Montelupo e dei capolavori della maiolica rinascimentale in una visione contemporanea che ci ricorda, in ogni passaggio, l’importanza fondamentale del dialogo, del clima da Cantiere d’Arte sul quale continuiamo ad investire, consapevoli e convinti che il futuro si trovi tutto in questi passaggi.

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Simona Poggi _assessore alla cultura albisola superiore

La ceramica di Albisola si conferma ancora una volta fonte di ispirazione per innovativi progetti che fanno capo a intraprendenti artisti impegnati nelle manifatture e nelle botteghe locali, portando avanti una vera eccellenza del territorio. È questo il caso della mostra 'Contact MMXX', esposizione frutto di un viaggio-studio in Cina intrapreso da due giovani artisti: Patrizio Bartoloni di Montelupo fiorentino e Gabriele Resmini (alias Mr Corto) di Albisola Superiore. Mr Corto ha rielaborato in design alcune forme della tradizione studiandole con l’artista montelupino e con i rispettivi team diretti da Luca Pi in Officina 900, ad Albisola, e Bartoloni nell’omonimo laboratorio a Montelupo. I due artisti - dopo aver eseguito numerose sperimentazioni - hanno rielaborato nuove forme in chiave contemporanea evidenziando così l’eterno miracolo dell’argilla, ossia quella straordinaria capacità di rinascere in una costante evoluzione di stili e suggestioni che dal passato arrivano ai giorni nostri. Un filo rosso che unisce la tradizione e la ricerca di nuovi concept. 
Nascono così manufatti moderni e di design caratterizzati dal rigore delle forme e dalla purezza delle linee.

Il Museo di Montelupo fiorentino sarà la prima delle quattro prestigiose sedi che ospiterà  la mostra 'Contact MMXX’. Seguiranno Faenza, Albisola Superiore e Saronno per poi approdare in altre città della ceramica. 
L’evento, ideato e organizzato interamente da Resmini e Bartoloni, è stato accolto con grande entusiasmo da AICC.
Sono orgogliosa che oltre alle fornaci storiche albisolesi sia presente uno studio come Officina 900 rivolto al contemporaneo e che tende a avvicinare le nuove leve alla ceramica con linguaggi e modalità innovative. 
L'Assessorato alla Cultura del Comune di Albisola Superiore si è impegnato a promuovere e a valorizzare la secolare tradizione della ceramica e questa mostra sarà un perfetto esempio dell'impegno e della sinergia tra artisti e amministrazione, ma anche della rete di contatti con le principali città della ceramica italiane.

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Mara De Fanti _direttrice conservatrice museo g. gianetti

Ogni volta che la parte più burocratica del lavoro me lo consente, passeggio nelle sale del Museo cercando di appropriarmi di nuove visioni che l’arte sa suscitare, lasciando da parte le consuetudini dei percorsi mentali e cercando di imparare, di nuovo, tutto. In questo modo, vivendo un “meraviglioso istante” come ci racconta Alda Merini, sono nate tante idee, che poi sono divenute progetti, grazie all’incontro con colleghi, artisti e con tutti gli appassionati che gravitano intorno alle arti. Il Museo è mutato così, nel tempo, in un luogo dove il tempo stesso cambia, si libera, attraversa secoli, incontra nuove dimensioni, regala un istante di bellezza profonda. Quando ho incontrato per la prima volta il lavoro di Gabriele Resmini e Luca Pellegrino ho avuto questa stessa sensazione: la possibilità di liberarmi da consuetudini per poter entrare nella dimensione sospesa dell’istante. Questo progetto di scambio con la Cina, con Patrizio Bartoloni e Montelupo, di forme, stili, tradizioni e innovazioni, mi è sembrato che esprimesse questa sensibilità che mi piace cercare e accogliere in museo. 

Il progetto ContactMMXX non è una rivisitazione di modelli e tradizioni, e non è nemmeno un mero esercizio di stile alla Queneau, anche se le opere prodotte potrebbero trovare posto nell’estetica del design, ma racconta un’avventura fatta di luoghi, contaminazioni, passaggi temporali e “universi creativi” come descrivono gli autori. Gli artisti giocano con le forme, con i decori, mescolando stili alla contemporaneità, sorprendendo lo spettatore nella scoperta di una ceramica che si presta ad essere superficie per tutto, allestendo un teatro dove, come diceva Chaplin “il tempo è un grande autore e trova sempre il finale giusto”.

È con questo spirito, slegato dalla tradizione di produzione della ceramica, poiché il Museo non vi appartiene, che accogliamo la mostra: come uno spazio di tempo e forma in cui ogni attimo diventa meravigliosamente unico.

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Giovanni Mirulla _direttore la ceramica moderna e antica

                             _presidente icmea

Mal di Cina, mal di ceramica. Il mal di Cina dev’essere qualcosa di simile al mal d’Africa. Un male che ha colpito me e centinaia di altri colleghi editori e scultori ceramisti di tutto il mondo recatisi a Fuping, già tutti affetti da mal di ceramica di baccariniana memoria. Fuping rappresenta, a mio avviso, la vera Cina, di cinesi veri, amici, generosi e rispettosi con chi è amico rispettoso della loro cultura. Sono oltre 15 anni che frequento i musei Flicam di Fuping dove ha sede anche l’ICMEA-l’Associazione Internazionale degli Editori di riviste sulla Ceramica, di cui è segretario generale I Chi Hsu e sostenitore, oserei dire mecenate, il signor Xu Dufeng. Della ICMEA sono presidente, in prorogatio per via del Covid-19 che ha impedito lo svolgimento del simposio triennale mondiale dell’associazione. L’importante appuntamento – nel corso del quale viene eletto il presidente per il triennio successivo – avrebbe dovuto svolgersi nel 2019 ma era stato spostato al 2020 per farlo coincidere con i festeggiamenti per i 20 anni della fondazione dei musei Flicam; poi, a causa dell’emergenza sanitaria, è stato ancora rimandato e si farà nel 2021.

Nel 2018 organizzai la 2ª edizione dell’ICMEA in Italy, un tour che toccò 15 città della ceramica, dalla Sicilia al Veneto, con il supporto tra gli altri dell’AiCC - Associazione Italiana Città della Ceramica. Alla manifestazione parteciparono I Chi Hsu e i figli di Xu Dufeng. Lì scoccò la scintilla tra Fuping e AiCC, che portò al viaggio del novembre 2018, in seguito al quale AiCC e Flicam, con il patrocinio della ICMEA, firmarono l’importante protocollo d’intesa dell’operazione “Italia-Cina, una via per la ceramica”. Da quel momento, alcuni ceramisti italiani (fino a un massimo di 50), suddivisi in gruppi di 7-10 per volta e coordinati da AiCC, sarebbero stati ospitati a Fuping, avrebbero realizzato opere in loco e per ogni gruppo sarebbe stata realizzata una mostra nell’importante galleria dei signori Xu a Xi’an, la nobile città che ospita l’esercito di terracotta. Era prevista anche una grande mostra finale che, alla presenza di tutti gli artisti, sarebbe stata organizzata in occasione della grande festa per i vent’anni dei musei, con l’Italia paese ospite. Ovviamente, è stato tutto rimandato dopo la partenza dei primi due gruppi. 

In tale contesto, nel secondo gruppo di italiani, tra Bartoloni e mr.Corto-Resmini è nata la collaborazione artistica che ha portato al progetto Contact MMXX. Il mal di ceramica ha colpito ancora! In barba al Covid. 

Auguri ragazzi e complimenti per un progetto nato sotto l’influsso cinese, intriso di amicizia e rispetto per la cultura del prossimo.